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L'Auditorium una sfida d'orgoglio per battere la cultura del declino

Il dibattito sull'auditorium è emblematico della stagione in cui viviamo e misura la distanza che separa i cultori del declino, quelli smarriti di fronte alle insidie del presente, da chi, invece,coltiva la speranza e nuova fiducia nel futuro. Da una parte c'è, infatti, chi è sempre più ripiegato su se stesso, chi non ha voglia di misurarsi con le sfide che un mondo sempre più complesso ci pone di fronte, chi si aggrappa ad una presunta età dell'oro, chi si chiude in recinti identitari perché ha paura della globalizzazione e si rifugia nell'idea di un eterno presente.
Dall'altra c'è chi pensa che coltivare un'idea di città, cercare e realizzare le migliori condizioni di vita per i propri concittadini, continuare a progettare sia il compito fondamentale della politica, proprio come lo deve essere stata anche nelle stagioni che oggi si tende a idealizzare.
E' lo stesso scontro che avviene nella vita, fra i giovani desiderosi di futuro e i vecchi stanchi che si rinchiudono nel ricordo e che hanno paura del nuovo. Non è uno scontro inedito nelle città, ma un confronto che ha caratterizzato tutta la nostra storia e che, per nostra fortuna, ha visto i cultori del declino spesso perdenti. Se, infatti, avessero prevalso Padova non sarebbe ciò che è, ciò di cui andiamo fieri. Un'identità permanentemente in progres, mai doma.
Anche il Memmo fu contestato quando intervenne per ridisegnare Prato della Valle, anche all'epoca della costruzione del Palazzo della Ragione non sarà mancato il "professionista del No" impegnato a denunciare un'opera fuori scala, capace di snaturare il nostro centro storico.
Eppure...
Ebbene, la sfida evocata da Flavio Zanonato sul fare, sul trasformare la città, sull'indicare prospettive, sull'osare, sul ricercare emozioni nuove, coglie fino in fondo il gap di una parte politica che interpreta il suo ruolo come "giuoco di ruolo", come paura del cambiamento, come disorientamento. Era già successo quando più di un decennio fa fu proposta la realizzazione del tram con i 'cugini' dei protagonisti di oggi a organizzare il no, a lanciare referendum.
La stessa scena che, stancamente, si ripete ancor oggi sotto i nostri occhi. Quella battaglia è stata vinta e non ha senso, per assecondare il narcisismo triste di qualche leader che i padovani si sono rifiutati di riconoscere, che la città perda altri anni preziosi. Scommettere sulla grande architettura è una condizione per proiettarsi su scenari globali, per uscire dalla dimensione di piccolo provincialismo che spesso caratterizza il dibattito quotidiano.
Per realizzare nuovi valori simbolici. La grande architettura, rappresentata dal progetto uscito vincitore dal concorso internazionale, è un segno capace di interpretare il tempo che viviamo, un modo per guardare con fiducia al futuro. Ce l'hanno detto le centinaia di persone accorse una settimana fa ad ascoltare i Solisti Veneti e l'Orchestra di Padova e del Veneto, uniti dalla bacchetta di Claudio Scimone, che hanno fatto sentire l'orgoglio di una comunità che crede ancora in se stessa, nelle sue possibilità. Su un progetto così importante non dovrebbero esserci differenze tra maggioranza e opposizione, tra centrodestra e centrosinistra.
Lo stesso percorso che ci ha portato ad individuare l'area di Piazzale Boschetti come sede ideale dell'Auditorium è frutto di una convergenza tra la Provincia di Casarin e la precedente Amministrazione di Zanonato. In Consiglio provinciale tutti i gruppi hanno votato un ordine del giorno che andava in questa direzione, compreso quel Maurizio Conte che, probabilmente colto da qualche amnesia, oggi dice che è tutto sbagliato, nonostante ne fosse stato promotore assieme ad Elio Armano.
Questa volta la battaglia è più difficile da vincere rispetto al passato perché, come denunciava Galli della Loggia qualche giorno fa, è tutto il Paese a soffrire della mancanza di progettualità della politica, ad essere vittima dei cultori del declino, di chi non riesce a farsi una ragione del presente e a rimboccarsi le maniche per affrontare il futuro. Noi continueremo a provarci, perché non vogliamo venir meno alla nostra funzione, perché pensiamo che Padova possa uscire dalla crisi più forte, più moderna, più bella di come ci è entrata.
Non è una sfida facile, per vincerla bisogna per prima cosa aver voglia di giocare la partita.
E pazienza per chi vuole stare a bordo campo a tifare contro la sua stessa città...

Ivo Rossi

vicesindaco

Padova 10 luglio 2010


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