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La metafora del ponte nella città di "Galileo"

L'evoluzione del ponte, da struttura meramente funzionale ad architettura che unisce i luoghi e contribuisce a dar forma al paesaggio, è la metafora del percorso che Enzo Siviero ha avviato attraverso le pagine del Galileo, che da rivista per addetti ai lavori è via via diventata luogo di riflessione sulle trasformazioni urbane. Sembra ieri, anche se le foto dell'epoca mostrano capelli e barbe nere, quando il mondo chiuso dell'ingegneria civile, grazie all'azione discreta quanto rigorosa di Siviero, muoveva i primi passi verso la "volgarizzazione" del linguaggio, che da idioma specialistico è diventato cultura, segno comprensibile anche ai comuni cittadini.
I vent'anni della rivista e la mostra allestita al centro Culturale Altinate San Gaetano costituiscono, in questo senso, la sintesi di un unico felice percorso.
Con la rivista è cresciuta la sensibilità dei progettisti, sempre più attenti e accorti a ciò che li circonda, sempre più capaci di cogliere le domande di una società che si è andata aprendo verso nuovi orizzonti e che ha fatto dell'allargamento dello sguardo verso altri paesi il suo modo di uscire da una dimensione provinciale.
Ma la rivista è diventata strumento di accompagnamento anche per la politica, l'ha aiutata a crescere, l'ha resa più esigente, le ha fatto percepire la differenza fra un ponte ed un ponte bello, fra una trave fra due sponde ed un manufatto che diventa "opera d'arte". Si è tornati, come non accadeva da anni, a progettare e a realizzare ponti.
Si è compreso come i ponti possano dar vita ai luoghi, trasformando zone prive di significato in ambienti dotati di una propria personalità, di una propria vita autonoma che si trasferisce anche alle persone che frequentano questi luoghi o che ci vivono attorno. E' questa un'esperienza straordinaria che ho potuto sperimentare personalmente e come me migliaia di altri cittadini. Negli ultimi due anni la città ha visto svilupparsi la cultura materiale del ponte che diventa porta d'accesso.
Tre archi imponenti accolgono il visitatore che decida di entrare in città dalla porta di Padova est, moderni simboli di una città che ha cambiato passo, che ti accoglie e ti guida attraverso un viadotto che ti fa sentire un'appartenenza metropolitana. Ma sono le esperienze quotidiane quelle che arricchiscono la comunità che scopre il significato del ponte quale luogo della memoria. Come non interpretare in questo modo il ricongiungimento dopo secoli dell'antica via Pelosa, che le guerre fra i padovani e i vicentini avevano reso un mero ricordo appartenuto ad altre generazioni.
Allo stesso modo, il becco di una gallinella d'acqua, che scorazza lungo il lento corso del Bacchiglione, è diventato simbolo che unisce ed esalta il luogo per eccellenza degli sport natatori e della voga, quella Rari Nantes che è stata palestra d'acqua per intere generazioni. Retrobottega che diventa fronte aperto, che si trasforma in porta d'accesso.
E' questa l'avventura che la città, assieme alla rivista Galileo, ha vissuto in questi anni, un'avventura destinata a proseguire nel prossimo anno con altri tre ponti, due dei quali ciclopedonali, destinati a ricongiungere e a valorizzare luoghi altrimenti privi di significato e di propria personalità. Se questo è stato possibile, lo dobbiamo anche a Enzo Siviero, “maestro”, nel senso più autentico della parola, che lungo il percorso del suo lavoro ha saputo far crescere allievi capaci, a far maturare sensibilità, a costruire una vera e propria scuola di professionisti al servizio di città sempre più esigenti.
 
Ivo Rossi Vicesindaco di Padova
 
Padova 29 novembre 2009

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