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La politica, bugie e disincanto. La lezione degli esercenti rimasti senza patente

spritz2Se la verità quasi mai paga, specie in campagna elettorale, è anche vero che le promesse iperboliche possono garantire un consenso nell'immediato, ma nel lungo periodo (ahimè) hanno gambe corte che non portano lontano, come le bugie.
La vicenda dell'apertura dei bar fino alle 2 di notte e della patente a punti promesse da Bitonci ne sono una plastica dimostrazione.
A pochi giorni dal voto amministrativo, durante l'assemblea in sede Appe avevo spiegato ai baristi che la città è un organismo complesso: può vivere bene se poggia su un sereno equilibrio, per quanto difficile da trovare, tra le attività commerciali e la quiete a cui hanno diritto non solo i residenti, ma anche i turisti che soggiornano negli alberghi. Senza dimenticare la responsabile compartecipazione delle persone che girano la città di sera, in particolare gli studenti. Dopo il mio intervento, agli stessi baristi parlarono Massimo Bitonci e Maurizio Saia, che promisero tutto e subito.

Anzi, andarono molto ben al di là delle richieste e ricevettero per questo sicuramente più applausi di quelli che poterono suscitare le mie parole, dettate dalla serietà e dalla responsabilità di chi intende portare avanti con onestà una azione di governo. Senza prendere in giro nessuno. Perché, fondamento del rispetto reciproco fra un amministratore e un cittadino, sia esso organizzato o singolarmente inteso, è potersi guardare negli occhi, coltivare un rapporto di fiducia vera.
Ovvio che il 'tutto-e-subito' ha garantito di vincere le elezioni, ma a quasi un anno dall'insediamento dell'amministrazione Bitonci-Saia-Buffoni non è ancora arrivato e non arriverà... Credo però che dopo la sbornia di promesse, evaporate come alcol, stia creando alla città un gran mal di testa e i cittadini, baristi compresi, si stiano rendendo conto che dietro alla mia proposta di restrizione dell'orario ci fosse una logica che guardava al "bene comune" e non a una volontà di limitazione delle attività.
Probabilmente ho sbagliato a dire la verità, a immaginare fosse possibile avere un rapporto maturo e responsabile con gli esercenti, a confrontarmi senza sotterfugi o promesse vane... Ne sto evidentemente e profondamente prendendo atto, ma a distanza di dieci mesi, vista la realtà di questi giorni, un esame di coscienza collettivo, a partire dai baristi, forse andrebbe fatto. Anche solo per non ripetere in futuro gli stessi errori.
Varrebbe forse la pena anche rileggere molti dei divieti e delle grida manzoniane di questi mesi. Alcuni davvero fantasiosi, altri - la maggior parte - del tutto inefficaci, che nascondono dietro una cortina di fumo un'idea dei cittadini come essere sciocchi, da prendere in giro, a cui raccontarla sempre più grossa.
Beata la città che non ha bisogno dei bugiardi e che ai propri rappresentanti chieda innanzitutto serietà e, visto che non si vive di soli divieti, una solida visione del futuro da costruire.

Ivo Rossi

Padova 3 Marzo 2015


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