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Festa della Repubblica il 2 giugno

Festa della Repubblica: "La bellezza delle politica sta nel trovare soluzioni" (discorso di Ivo Rossi, sindaco reggente)

due-giugno-2014Desidero porgere il mio saluto e ringraziamento alle autorità civili e militari. Un ringraziamento va anche a tutti i cittadini che con la loro presenza in questa piazza testimoniano l'affetto e il profondo senso di appartenenza e di attaccamento alla nostra Repubblica. Il 2 giugno di 68 anni fa gli italiani, finalmente liberati dalla odiosa dittatura che aveva portato l'Italia nel baratro, chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica, scelsero la Repubblica.

Scelsero cioè di puntare su una Italia senza più distinzioni di parte o di nascita. Una Italia dove ogni donna, ogni uomo, ed in particolare i più meritevoli e capaci potessero avere una possibilità di ascesa sociale e dove al contempo, nessuno fosse lasciato indietro. Sono questi i compiti che ancora oggi devono essere la priorità dell'agire per il bene comune.

Come ha recentemente ricordato il Presidente della Repubblica "occorre recuperare fiducia nelle istituzioni, dando risposte concrete soprattutto ai molti che vivono momenti duri e penosi e sono in allarme per il presente e per il futuro. Ad essi – ha detto il presidente Giorgio Napolitano – mi sento e resterò vicino".

L'Italia una settimana fa sembra aver ritrovato lo slancio e lo spirito per affrontare i suoi problemi con rinnovata determinazione nel solco dei valori su cui è fondata la nostra Repubblica. Gli Italiani, confermando a grandissima maggioranza la fiducia in una Europa rinnovata, hanno ribadito la volontà di proseguire nell'impegno verso una 'casa comune' che, come scritto nella Costituzione italiana, riparta dal lavoro, dall'attenzione alle fasce della popolazione più deboli ed esposte alla crisi.

Un'Europa più forte non può che essere un'Europa anche più giusta e solidale. La crisi economica che ha lasciato segni profondi anche in questa città, non ha fiaccato la fiducia della maggioranza dei cittadini nell'importanza della partecipazione popolare alle scelte, anzi i cittadini ci hanno ribadito la necessità che l'Italia, Paese fondatore dell'Unione, continui a portare i valori fondanti della nostra Repubblica nel cuore della nostra organizzazione sovranazionale.

Tra pochi giorni inizia un semestre decisivo non solo per l'Italia ma per l'intero continente. E l'Italia si prepara a vivere il semestre di presidenza dell'Unione con lo slancio di una grande nazione protagonista del rilancio dell'Unione. Questo è possibile grazie al senso di responsabilità dimostrato dai cittadini che hanno collocato in un piccolo recinto chi teorizzava un'uscita del nostro Paese dalla casa comune europea. La tentazione di un'Italia fuori dall'euro era fortissima, la scorciatoia di scappare dai propri problemi uscendo dalla porta di servizio avrebbe potuto sembrare desiderabile. Ma le sirene del ritorno ad una chiusura auto-referenziale condita da rabbia e nostalgie antistoriche non hanno prevalso.

I cittadini hanno deciso di credere ancora nel grande sogno di eguaglianza, iniziato con la scelta della Repubblica, che ha permesso il percorso di progresso ininterrotto per oltre cinquant'anni dal dopoguerra. Una crisi lunga e profonda non ha minato la radice solidale e responsabile del popolo italiano. Ora è compito di chi ha responsabilità pubbliche a tutti i livelli di non tradire quella fiducia, affrontando anche scelte che potrebbero apparire impopolari ma necessarie al cambiamento di questo nostro paese.

La serie di riforme faticosamente avviate dal Governo italiano va in questa direzione: salvaguardare il bene comune significa innanzitutto rimuovere le sacche di inefficienza e i privilegi senza giustificazione che in nome spesso di un consenso a buon mercato, ma a prezzo altissimo per la collettività, è stato coltivato da politiche poco lungimiranti negli ultimi decenni. Per compiere questo importantissimo lavoro il consenso di una sola parte non basta, per quanto ampio sia. Lo ha insegnato a più riprese la storia d'Italia. Dai momenti difficili se ne esce solo quando tutte le componenti della società si uniscono per sostenere lo sforzo di rimettere in moto il meccanismo di promozione sociale ed economica che ha portato l'Italia ad essere il Paese capace di progresso ed innovazione che conosciamo, e che abbiamo perso di vista nella narrazione pubblica, più attenta alle cose che non vanno, rispetto a quelle che continuano a fare grande il nostro Paese.

C'è un lavoro immenso da fare. A tutti i livelli. Far parte della Repubblica significa proprio questo: esercitare ognuno per la propria parte il proprio segmento di responsabilità. Ma fare bene il proprio compito, se un tempo poteva bastare, ora non basta più. Lo sanno gli insegnanti, che sono una delle pietre angolari del nostro sistema democratico. Non basta al bravo docente trasmettere bene la propria parte di conoscenza, la propria materia.

Perché l'insegnante sa che a scuola non si va solo per imparare, ma anche per formarsi come uomini e donne consapevoli del ruolo importante insito nel termine 'cittadini'.
E così è anche per le forze dell'ordine e gli uomini dell'esercito chiamati a garantire la nostra sicurezza e con essa la fiducia nelle istituzioni repubblicane.
E lo sanno i sindaci, chiamati ogni giorno a cercare risposte nuove a problemi nuovi. Sarebbe facile dire "non è compito mio" ma l'esercizio della responsabilità porta tutti noi a non sottrarsi alle sfide. Perché le lacrime delle persone senza lavoro, l'angoscia dei cittadini senza casa, la frustrazione dei giovani capaci e preparati che non trovano lavoro, non meritano istituzioni sorde o in conflitto fra di loro.

E allora non basta dire che non si hanno gli strumenti per risolvere i problemi, né giova agitarli magari nella speranza di trarne un qualche vantaggio incolpando gli avversari. L'unica bandiera che vogliamo veder sventolare non è né quella bianca di chi si arrende né vessilli di chi usa una storia gloriosa per teorizzare antistorici balzi all'indietro. La bellezza della politica sta nel trovare soluzioni e indicare una prospettiva di progresso per la propria comunità. Quella bellezza la respiriamo ancora oggi nella freschezza dei diritti fondamentali su cui si regge la nostra Repubblica. Sul primo di questi diritti, che è il lavoro, i padri costituenti hanno individuato la leva con cui rimettere in piedi il Paese perché tornasse attraverso il lavoro a creare progresso materiale e spirituale nella società. Possiamo ripartire, dopo anni in cui il lavoro è stato per troppa parte dei nostri giovani un miraggio e per moltissimi padri di famiglia una chimera. Ora che finalmente si intravvedono spiragli di ripresa, dobbiamo essere consapevoli che buona parte del rilancio della nostra crescita civile ed economica dipende da noi, dalla fiducia che avremo l'uno nell'altro, nelle istituzioni e nella capacità di fare ognuno bene la propria parte: dovremo sapere rinnovarci guardando avanti, vincendo la tentazione di chiuderci per la paura delle difficoltà dentro recinti che non porterebbero da nessuna parte, se non ad un arretramento che le generazioni che verranno non ci perdonerebbero.

Ce la faremo se sapremo essere uniti, con quello spirito di solidarietà e di solidità che ha fatto fronteggiare alle nostre famiglie nel dopoguerra tutte le difficoltà che non hanno mai spaventato i padri e le madri di famiglia che, mattone su mattone, hanno costruito il Paese del miracolo italiano. L'Italia allora si è rialzata e può farlo di nuovo, basta crederci lavorando ogni giorno con serietà e dedizione per agganciare le nuove linee di sviluppo di cui il Paese mostra di essere capace. Lo dobbiamo a tutti noi e, in particolare, alle nuove generazioni che non si rassegnano all'alternativa tra un futuro fatto di incertezze e precarietà in Patria o a un salto nel buio del viaggio verso altri Paesi. Il futuro dei nostri ragazzi deve essere qui e il compito di questa generazione è di credere in loro con la stessa fiducia con cui i nostri padri hanno creduto in noi.

Viva l'Italia, viva la Repubblica

Ivo Rossi

2 giugno 2014


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