JD Vareity 2

Il nuovo Ospedale rispecchia un'idea di futuro della città. Brusegana? frutto di una visione angosciata del futuro

E’ il futuro della Grande Padova che si rispecchia nella «rifondazione» di sanità, didattica, cura, ricerca e bio tech. Il nuovo ospedale a Padova Ovest come forma dell’emozione per riprendere il tratto del «cantiere metropolitano» al centro San Gaetano con l’esposizione del fotopiano in scala 1:2000 che i visitatori potevano calpestare. Ivo Rossi (vice sindaco e assessore all’urbanistica) ne parla dribblando i veleni della polemica politica, le incertezze della crisi e lo scetticismo per partito preso. Programma. «Non è banale ricordare che Flavio Zanonato nel suo programma elettorale del 2004 aveva esplicitamente previsto il progetto di nuovo ospedale. Poteva sembrare un azzardo, ma già allora la “nuova casa” della sanità d’eccelenza rappresentava un orizzonte strategico con cui misurarsi fino in fondo» afferma immediatamente Rossi.

E’ così che nasce la concertazione istituzionale con la Regione e con il Bo, con la Provincia e con l’Azienda ospedaliera. Ma in sette anni si è pure sviluppato un dibattito a tutto tondo che ha coinvolto la città e le sue «reti» attive. Un volume. E’ quello presentato in sala Rossini al Caffè Pedrocchi nell’autunno 2010. Umberto Trame, professore dello IuaV, ha riassunto in I luoghi della cura (Il Poligrafo b)una mole dettagliata di informazioni sulla «macchina ospedale» e tratteggiato il quadro del polo-campus del futuro.

«Un altro prezioso tassello del mosaico, in questo caso per la puntuale ricostruzione del complesso di via Giustiniani e per i criteri urbanistici e progettuali del nuovo sito» aggiunge il vice sindaco. Visione. Rossi ragiona a voce alta: «Voglio mantenermi ancorato all’idea di città futura, alla proiezione di Padova attraverso la sua tradizione medica imperniata nell’Ateneo. Se siamo di fronte ad una scelta, un’ipotesi si rivela senza respiro e a tratti perfino angosciante. L’altra, invece, manifesta l’ambizione di pensare in grande e di coltivare speranza».

Errore. Padova non deve sbagliare un’altra volta, secondo Ivo Rossi: «Negli anni ’50 a chi guardava avanti come Piccinato che indicava Montà come sede dell’ospedale, la classe dirigente ha opposto una scelta infelice. E’ stato realizzato l’attuale complesso, cancellando un tratto di canale e violando la memoria storica delle mura cinquecentesche». Diabolico. Replicarlo a Brusegana nell’area offerta dalla Provincia: «L’ipotesi dell’ex psichiatrico era stata abbandonata già a metà degli anni ’80, quando si voleva insediare lì il nuovo ospedale Geriatrico. E oggi non si può pensare che via dei Colli diventi la nuova via Giustiniani che spacca in due cliniche e monoblocco.

Chiunque guardi quella zona vede un luogo chiuso, senza prospettiva, incompatibile con la sfida europea della medicina». Alternativa. Ivo Rossi non ha dubbi: «Non dobbiamo fermarci alle piccole beghe, alle ripicche, alla contrapposizione.

Serve coraggio: Padova deve immaginare il campus, i laboratori, la ricerca, le case d’accoglienza per i familiari. Non possiamo, a questo punto, lasciarci sfuggire l’occasione storica magari per rifare un nuovo ospedale con tutti i limiti di quello attuale.

Il rischio è quello del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Il nuovo ospedale, al contrario, è lo specchio della metamorfosi di Padova oltre la crisi, in un orizzonte europeo». 

Il numero due di palazzo Moroni allarga ancora lo sguardo: «Padova Ovest non è un capriccio. Sceglierla per il nuovo ospedale significa soprattutto riequilibrare la città, oggi con le funzioni tutte spinte verso Padova Est. E immaginare, per processi successivi, di poter operare trasformazioni. In circa 600 mila metri quadri non manca lo spazio per potersi espandere. E di fonte c’è anche l’area di Corso Australia, mentre l’accessibilità e la mobilità sono garantite. Compreso l’innervamento della linea del tram che collega alla ferrovia».

Conclusione. «Un grande elemento di rigenerazione urbana. Si arriva fino all’ansa Borgomagno. Significa avere un pensiero e un disegno, non solo la volontà di fare il nuovo ospedale. Ecco, vorrei che ci si concentrasse tutti sulla nostra città che coltiva il suo futuro, che nutre le ambizioni, che non dissipa il meglio della sua identità. Insomma, la Padova eccellente, consapevole, pronta a rimettersi in gioco» conclude Ivo Rossi prima di rimettersi a compulsare dossier. (e.m.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA


Condividi