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da Il Mattino di Padova, Ecco la mia Padova 2020

Ivo Rossi: «Ecco la mia Padova 2020»

di Ernesto Milanesi

Tecnologico, ma attento a non sconnettersi dall’anima che nessuna scienza può piegare. Ivo Rossi, 56 anni (di cui metà votati alla passione politica), vice sindaco e assessore all’urbanistica nella giunta Zanonato-4, stoppa i ragionamenti amministrativi e scopre il lato umano in un lampo: «I giovani sono il futuro. E chi oggi si ritrova in difficoltà è l’altra preoccupazione. A chi abiterà nella Padova 2020 dobbiamo lasciare le stesse opportunità che abbiamo ricevuto. Paura, crisi e incertezze si superano soltanto rigenerando la città del sapere e del volere».

In questi giorni torna in primo piano l’Auditorium. Sono 7 anni che si aspetta...

«...Se è per quello ha ballato per più di vent’anni. Ora è fermo in piazzale Boschetti. E c’è un altro punto fermo: l’esclusione della possibilità che l’Auditorium possa comportare problemi alla Cappella degli Scrovegni, patrimonio inestimabile dell’umanità».

Ma come si può davvero realizzare senza risorse certe?

«Se davvero si riducono le disponibilità economiche della Fondazione Cariparo, si può “rileggere” il progetto Kada. Ma l’Auditorium resta cruciale nell’idea di Padova città d’arte e cultura. Va bene il realismo, ma occorre continuare a coltivare i sogni».

Veramente, la politica sembra più orientata ad innaffiare la zizzania reciproca.

« E’ la logica dei dispetti. Ogni pretesto è buono per rinviare, rimettere in discussione, azzerare le decisioni. Preferisco scommettere sul successo di Padova che sul fallimento delle sue naturali ambizioni».

Grandi Opere, dunque, come il centro congressi. Si arriva alla stretta finale?

«Con Fiera, Camera di commercio e Provincia siamo in dirittura. A breve, verrà pubblicato il bando che taglia la testa al toro. Così si potrà già lavorare per riempire il contenitore del turismo congressuale che significa nuovo turismo».

Nuovo ospedale. Da assessore all’urbanistica, come pensa di governare l’area?

«Un’altra scommessa sul futuro della città. In questo caso della sua eccellenza medica, ma anche universitaria e di ricerca. Credo che ci siano le condizioni anche per il campus del Bo. Comunque, giudico molto importante l’impegno assunto dal governatore Zaia che lo considera una priorità per la Regione. Il Comune ha indicato l’area di Padova Ovest e dal 18 luglio con la firma del Pati rappresenta un punto fermo».

Ma sono terreni di proprietà privata. Una trentina di milioni di euro. Come si farà?

«Il valore economico si vedrà. E ci sono più modo di operare. L’acquisizione dell’area, in base alle stime dell’Ufficio tecnico erariale. Oppure la perequazione urbanistica. O la concessione di crediti edilizi altrove. Ma adesso conta solo l’obbiettivo da centrare».

Con un accordo di programma con la Regione?

«Va bene, eventualmente. Contano solo la convergenza di tutti, ognuno per la sua parte».

Va peggio con lo «stadio delle tangenti » di Italia 90 da trasformare radicalmente?

«Per ironia della sorte, sono stato il primo e l’unico ad opporsi al progetto dell’Euganeo. Non solo in Comune. Adesso, da vice sindaco, mi tocca di difenderlo...».

Vice sindaco, c’è chi profetizza una dismissione di AcegasAps.

«Questa è una stagione di grandi cambiamenti. Il Comune è chiamato ad essere sempre più regolatore che imprenditore in senso stretto. Ma la multiutility con Trieste è già quotata in Borsa e vanta un margine operativo lordo che è cresciuto più che altrove. L’indebitamento deriva dagli investimenti effettuati. E ricordo che la società continua a distribuire dividendi».

Torniamo alla città futura. Qual è la sua idea di sviluppo nell’epoca della recessione?

«Ci stiamo lavorando, anche se è faticosissimo perché oltre alle difficoltà oggettive non ci sono esperienze da imitare. Penso al disegno delle linne guida per “accompagnare” la trasformazione dell’area Zip a nord del Piovego. E’ un polo alternativo all’idea di Veneto City. O all’incontro con i 500 proprietari della Stanga. Sono le rigenerazioni urbanistiche dell’ansa Borgomagno, di via Avanzo, dell’Arcella. La città metropolitana è un organismo complesso da trasformare. Bisogna trovare risorse, energie, stimoli mentali».

Padova può restare al centro non solo del Nord Est?

«Mi capita di incontrare manager di grandi gruppi. Sostengono che non sono più di una decina le città italiane su cui vale la pena scommettere. Per fortuna, Padova è una di queste. Abbiamo il dovere di creare il mix di condizioni per attrarre investimenti, generare reddito, restituire ai giovani la stessa città che abbiamo ereditato noi negli anni 70».

Ma davvero tutto può ruotare intorno al ciclo del mattone? Una città di gru?

«Penso che sia ormai in fase di esaurimento l’idea di città che si espande consumando territorio. Assume rilievo la rigenerazione urbana, la qualità degli edifici, la rilettura urbanistica e architettonica dell’esistente. Una colossale opera che obbliga alla definizione di nuove professionalità e ad un approccio diverso».

Tradotto in pratica?

«Ingegneri che non fanno solo calcoli, ma si “inventano” soluzioni diverse dal passato».

Immobiliarismo ormai paralizzato? Edilizia sboom?

«Immettendo grandi stock di aree l’edilizia fa i conti con una domanda che non le acquisisce. Guardi, il nostro Comune ha tutti i piani attuativi approvati. Ma spesso ci viene chiesta una proroga. Significa che la cubatura era stata venduta sulla carta e che ora non funziona più come prima».

Da vice sindaco ha «debuttato» al posto di Zanonato alla cena di santa Lucia. Com’è andata?

«Bene. Ero nel tavolo con due rettori e al presidente della banca Giovanni Costa. Devo dire che sono stato felice di esserci. Ho contributo alle Cucine popolari e ascoltato suor Lia. Ho pensato a quelli che non perdono occasione di attaccare le Cucine e poi le hanno sostenute con donazioni».

E sul parco Iris?

«Cl è una realtà significativa di Padova, ma il Comune amministra interessi generali. Com’è noto abbiamo bocciato la loro richiesta nell’area del parco. Le legittime aspettative della proprietà vanno temperate dal collettivo interesse ad un polmone verde».

Non solo cemento. E’ la Padova che dà forma alle emozioni anche nella crisi?

«Certamente. Abbiamo una crescita turistica in doppia cifra. Dopo il restauro di Giotto siamo entrati di prepotenza nel circuito delle città d’arte. Il Bo è l’altro simbolo internazionale. Senza dimenticare il Santo che è il miglior ambasciatore di Padova. Alfredo Giacon è approdato in barca a vela a Papua: anche nell’isoletta sperduta c’era la statua di Antonio con il giglio. E una decina di giorni fa il sindaco di Nancy ha scoperto Padova attraverso i suoi simboli, la sua storia e le sue prerogative di comunità radicata. Si tratta, appunto, di scommettere sul futuro»

Ivo Rossi sindaco?

«Siamo solo al giro di boa. Abbiamo due anni e mezzo di lavoro per cogliere i fermenti, vincere la paura, essere classe dirigente oltre le piccole beghe. Poi sarà Padova a decidere»

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