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Ivo Rossi: "Riportiamo i giovani in città"

tratto da www.partitodemocraticopadova.it

PADOVA. Alla fine, la metafora della città come organismo vivente «partorisce» il vero programma che ispira Ivo Rossi, vice sindaco che da quasi un anno è diventato assessore all’urbanistica: «Dobbiamo riportare i giovani a Padova, una specie di controesodo rispetto alla fuga degli anni ’80 che ha raddoppiato la popolazione della cintura urbana. Le città “morte” sono destinate al declino. Noi con 210 mila residenti, di cui 30 mila stranieri, più la linfa vitale degli universitari, abbiamo bisogno di rigenerare con il tessuto urbano anche la centralità di Padova».


Una sfida ambiziosa, no?
«Nel 1960 furono destinati 11 dei 93 chilometri quadrati di Padova alla nascita della Zip. Operazione anche violenta, che sacrificò Camin e sradicò famiglie. Ma vista 50 anni dopo, rappresenta un valore immenso per Padova che altrimenti si sarebbe ritrovata con 20 micro-zone industriali dentro la città. Oggi siamo chiamati a competere di nuovo per progettare ancora benessere sui tempi lunghi, con Padova al centro non solo del Veneto ma con Università e nuovo ospedale sempre incardinata nella ricerca. L’urbanistica rappresenta lo strumento, non il fine della politica che governa i processi».
Rigenerare la città: in concreto, cosa significa?
«Evitare i “non luoghi” come l’area intorno al Tempio della Pace o lo stesso PP1. All’Arcella 20 anni fa c’erano fabbriche come Golfetto, Sangati, Saimp; adesso si stanno già trasformando quelle aree riconfigurando quartieri. E’ l’operazione che va fatta nella prima Zip, una zona da rimettere al servizio della produzione».
Immaginate una Stu per trasformarla?
«No. E’ un modello che non ha funzionato. La prima Zip deve conservare il suo valore. E anche se le proprietà lì sono diverse, non ci sarà spazio per manovre “diversive”. Padova Est deve restare il cuore del Nord Est. E non perdere funzioni, come del resto dimostra il manifatturiero di nuova generazione tipo Telecom».
Assessore, ma sul serio si può cambiare faccia alla città?
«Può perfino sembrare eccessivo, tuttavia la grande politica urbana è incorniciata dalla trasformazione delle aree. Riconfigurare pezzi di città in una visione unitaria è la condizione perché non siano ghetti, sacche, vuoti. Non possiamo più permetterci di avere per 40 anni progetti senza cantieri o degrado di vecchie vocazioni senza più innesti vitali».
Dunque, Padova non più città per vecchi?
«Il territorio, nell’uso residenziale o produttivo, è un po’ come la vita delle persone. Dove negli anni ’60 c’erano famiglie e fabbriche, ora magari è rimasto un anziano vicino ad un capannone vuoto. Ecco: bisogna immaginare il futuro di Padova con i giovani che fanno ritorno in città grazie ad una nuova rete di relazioni, non solo economiche, che permettono di ricostruire valore».
Parco Iris: polemiche sulla cementificazione. Che ne pensa?
«Premesso che la perequazione scelta da Zanonato e Mariani è un modello studiato in tutt’Italia. Per capirci, Venezia permette più del doppio della cubatura. Poi va detto che il “contratto” fra Comune e privati impone il rispetto della legalità. Bene: la procedura in questo caso viene verificata e discussa in quartiere. O pubblicamente, come martedì scorso al dibattito indetto dall’IdV. Da amministratore di un bene pubblico come il territorio, lavoro insieme ai tecnici per trovare il miglior equilibrio. Resta il fatto che ai Forcellini aumenterà la dotazione del verde di 110 mila metri quadri».
Assessore, qual è l’«emozione» di Padova 2020?
«Il simbolo dell’Auditorium cattedrale della musica. Il centro congressi, luogo di relazioni fra turismo, affari e vivacità. Il nuovo ospedale per la scuola di medicina e la ricerca universitaria. Ma anche le piste ciclabili che crescono insieme ai parchi come il Basso Isonzo, la seconda linea del tram e l’effervescenza di una città centrale non solo per geografia. Così Padova può cambiare pelle, rigenerarsi, riprodurre le sue funzioni vitali».

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