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Comunità Metropolitana di Padova. Meno cemento e più qualità urbana

  Una piccola grande impresa. Si chiama Piano di assetto del territorio intercomunale: immagina la Padova metropolitana, città d'Europa. Il vice sindaco Ivo Rossi rispolvera un film del 1976: «Jonas che avrà vent'anni nel 2000» di Alain Tanner. «Ecco, tutti insieme abbiamo lavorato pensando a chi erediterà, a 20 anni, la città futura».

L'«AVVENTURA». Oltre a sindaci e assessori di 17 Comuni (più Limena), un piccolo esercito di tecnici, funzionari e dirigenti ha accompagnato l'«avventura» del Pati metropolitano per 120 sedute. 

 

Senza dimenticare la "consulenza" dello staff di palazzo santo Stefano, da quando la Provincia governa l'urbanistica. C'è, dunque, molto di più della foto ricordo dopo la firma congiunta di Barbara Degani e Flavio Zanonato.

APRIPISTA.
«Non ho, finora, notizie diverse: siamo il primo esempio in Italia di pianificazione congiunta in un'area di 420 mila abitanti» scandisce il vice sindaco. Un segnale anche politico: «Siamo in controtendenza, rispetto alla frantumazione campanilistica e al decisionismo annacquato. Il Pati contrassegna, al contrario, la pratica amministrativa a fattore comune. Si disegna un "sistema città" come un unico organismo urbano».

LA SVOLTA.
Ivo Rossi è convinto: «Qui finisce il Veneto dei localismi esasperati. Mettiamo una pietra tombale sugli anni '70: una fabbrica sotto ogni campanile. E giochiamo la vera, grande sfida del futuro: rigenerare investimenti, identità, sviluppo. Siamo pronti per competere, attirare investimenti, offrire accessibilità che è la misura-chiave dell'economia». 

 

NON SOLO GRU. Il Pati fa inesorabilmente i conti con l'eredità delle previsioni formato gru & betoniere, con l'idea di un consumo illimitato di territorio per un reddito misurabile in Ici. Le statistiche sono impietose: tra il 1991 ed il 2006, solo Padova ha perso 4.836 residenti. Ma l'Istat nel decennio 1991-2001 ha contabilizzato 6.600 nuove abitazioni. E' così che siamo diventati il capoluogo veneto più «grigio» nel rapporto fra metri cubi di cemento e chilometri quadrati.  Rossi non si sottrae: «Stabilita qual è la quantità di superficie agraria che può essere trasformata, i parametri applicati sono bassi. Lo stock in dotazione dai vecchi Prg è già notevole e non si può certo "ingolfare" un mercato che si dimostra sovraccarico». Di qui un paio di scelte di campo: «Dal Pati metropolitano deriverà quello comunale che fissa il piano degli interventi, che saranno all'insegna dell'oculatezza. D'altra parte, è la stessa Ance a segnalare l'invenduto. Io dico che insieme a grande prudenza dobbiamo far prevalere la qualità urbana». 

ZIP. Nell'èra post-industriale, il Pat metropolitano assegna all'espansione della Zip il compito di garantire il «cuore pulsante» della new economy comunque la si voglia declinare. «Una sola zona produttiva è indispensabile a far sistema, perfino oltre la dimensione regionale. Già adesso la logistica dimostra che conta saper attrarre in base ai servizi, alle connessioni, alle infrastrutture».

LA BUSSOLA. La pianificazione metropolitana ha dovuto far tesoro dell'ultima catastrofica alluvione. Uso e abuso del suolo non sono più equivocabili. «La salvaguardia dell'ambiente, nel Pati, è fissata come condizione d'invarianza. Paesaggio, corridoi ecologici, aree di tutela, rispetto degli equilibri non sono semplici enunciazioni di principio. Così come cruciali sono le fonti di energia rinnovabile, visto che si punta all'abbattimento del CO2». 

SINTESI.
Servizi a scala sovracomunale, dunque. «Poli scolastici e infrastrutture della mobilità, attività produttive e opere pubbliche che non si fermano più sulla linea di confine del singolo municipio» ricorda Rossi. 

NUOVO OSPEDALE. «E' previsto nell'area di Padova Ovest proprio in base alla "nuova filosofia" condivisa. Del resto, chi resta vincolato alla vecchia cittadella ospedaliera sa bene che comporterebbe varianti e procedure tutt'altro che rapide...».

GRA. Il Grande Raccordo viene dato per acquisito: «Sarà il punto di forza nel sistema della viabilità, visto che Chiesanuova e Rubano sopportano il traffico verso la tangenziale. Negli ultimi 5-7 anni, abbiamo saputo abbassare i tempi di percorrenza nel centro dell'area urbana. Ora scontiamo la sofferenza nel raccordo con la prima cintura. E il Gra è la soluzione. Insieme alla dotazione ferroviaria che il Pati prevede accanto al sistema tramviario».

20 luglio 2011, di Ernesto Milanesi

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