Il nuovo ospedale di Padova e la pax leghista siglata in riva al lago

lago Padova MattinoE' utile ritornare sulla richiesta avanzata da Zaia nel 2014 - e ribadita nei giorni scorsi - di realizzare una “no fly zone” attorno al nuovo ospedale, per evitare che il bombardamento elettorale possa creare macerie tali da rendere difficile la ricostruzione. Ricordiamo purtroppo ancora bene quali siano stati nel 2014 gli effetti di quell’accorato invito sul sodale da Cittadella (a cui Zaia a malincuore ha recentemente portato la sua benedizione), il quale fu protagonista di un ‘lancio di ordigni’ contro l’accordo di programma firmato da Zaia con il sottoscritto, il rettore Zaccaria e il presidente della provincia Degani.


Sul tema è ritornato, con un’interessante ricostruzione, il giornalista Giorgio Sbrissa sul Mattino di Padova, ricordando all’ineffabile Ghedini che “l’alleanza di tre anni fa con Forza Italia si saldò sulla promessa di mantenere l’ospedale dov’è”. Oggi invece, a dimostrazione che i patti sono come i calzini che si cambiano dopo averci camminato dentro, quella stessa alleanza viene ricostruita su un obiettivo completamente diverso, perché - sostiene Sbrissa - “forse non conviene più, o forse sono cambiati interlocutori, proprietari delle aree o imprese che potrebbero accaparrarselo”. Insomma, al vecchio patto che prometteva ai titolari delle attività che gravitano attorno al vecchio ospedale che nulla sarebbe cambiato e che sarebbero stati tutelati i loro interessi, se ne sostituisce uno nuovo-nuovo, costruito sulla convergenza di interessi e convenienze di diversa natura.
Interlocutori graditi, proprietari disponibili e imprese pronte a “sacrificarsi” potrebbero essere la chiave che aiuta a capire le ragioni scolpite sul mattone della Pax leghista, una pax faticosamente raggiunta passando attraverso una contrattazione interna fatta di niet e di diversivi. Una pax che spiega l’ansia di chiudere al più presto l’operazione, meglio se con un commissario ignaro a cui sottoporre impegni contratti altrove; il tutto per poter volgere placidamente lo sguardo verso le sponde del “lago” di Padova, a cui si guarda con grande e particolare interesse dalle parti della marca. Un lago che poco sembra aver a che fare con le acque shakespeariane: “a Padova sono venuto, come chi lascia | uno stagno per tuffarsi nel mare, ed | a sazietà cerca di placare la sua sete”… Così come molto diversa appare la ‘grande sete’ dei fautori della pax.   (foto:Mattino)

Ivo Rossi

9 febbraio 2017

Mattino lago

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