La sanità padovana senza timone. Nella deriva Pediatria emigra al Sant'Antonio. Piove di Sacco cuore della ‘Grande Padova’

santantonio2Si capisce ogni giorno di più la ragione per cui Verona stia progressivamente diventando la struttura di riferimento per la sanità del Veneto e di come Padova, in preda alla confusione di questi ultimi due anni, stia perdendo posizioni giorno dopo giorno. La politica della divisione, praticata scientificamente, non ci sta portando da nessuna parte. L'unico risultato è l'indebolimento della città.
Di fronte a questa situazione viene da pensare alla necessità di un grande patto per la salute, per la sua organizzazione sanitaria, un patto fra tutte le forze politiche e sociali per superare divisioni esiziali. Verona è un esempio di patto per la città che l’arricchisce, mentre Padova è esempio di come le divisioni la indeboliscano.

Leggendo le cronache degli ultimi due mesi, conseguenza della convulsa, contraddittoria, equivoca e "pasticciata" gestione del nuovo ospedale, ci si rende conto come il dilettantismo regni sovrano e stia producendo uno spezzatino della nostra prospettiva di salute con la previsione prima di trasferire lo Iov a Castelfranco, e oggi, con il via libera del vertice tecnico della sanità regionale, al trasferimento del dipartimento pediatrico dall’Azienda ospedaliera al Sant’Antonio.
Anche se possono sembrare questioni solo apparentemente tecniche, in realtà rimandano a questioni strategiche.


Veniamo alle questioni di questi giorni:
Azienda e Dipartimento regionali, per quanto autorevoli, concordano di spostare attività, strutture, macchine e uomini in “casa di un altro” (l'Ulss) o, meglio, nel “gioiello di famiglia di un altro soggetto”, il quale non si esprime e parrebbe non essere coinvolto; come se due amici decidessero che per risolvere un problema abitativo l’opzione migliore fosse quella di andare ad occupare l’abitazione del vicino e questo vicino non dicesse nulla;
se non si parlasse di organizzazione della sanità pubblica e di pubblica amministrazione la cosa farebbe sorridere l’opinione pubblica e magari riguarderebbe solo le forze dell’ordine, ma così non è perché di pubblico si parla. E allora che cosa dice il direttore dell’Ulss che si vede scippato l’ospedale cittadino per eccellenza?, che cosa dice il sindaco di Padova dopo che per l’ennesima volta la Regione interviene sul territorio, un tempo capoluogo per eccellenza e per storia della sanità veneta, togliendo spazi, strutture, risorse e diritti ai propri cittadini?
si parla di transitorietà in vista del nuovo ospedale (ma quando mai…), ma la sanità non è il gioco dei birilli dei ragazzini di un tempo, è un delicato meccanismo dove si sviluppano professionalità, dove la vita professionale incrocia la vita e i bisogni dei cittadini; tra otto-dieci anni come sarà l’attuale eccellenza dei servizi che oggi si vogliono trapiantare da Padova e mandarli in altro luogo? Cambiano le condizioni, cambierà il livello del servizio. Se ne tiene conto?
attualmente il Sant’Antonio non è un complesso vuoto o sotto occupato, anzi con lo sforzo di amministrazioni regionali e del Comune nell’ultimo decennio al suo interno si sono sviluppate e consolidate specializzazioni di forte peso e richiamo, infatti lo sforzo ha prodotto, tra gli altri: un pronto soccorso di primaria importanza (con centinaia di utenti giornalieri), una oculistica con prestazioni di alto livello internazionali (Galan), una urologia non seconda a nessuno (Dal Bianco), una gastroenterologia che ha un enorme bacino di utenza e una rilevante attività (De Lazzari), una angiologia (Avruscio), e questi servizi si completano con la radiologia (con migliaia di prestazioni);
è del tutto evidente che l’uscita di questi servizi fondamentali che ruotano e si fondano sul bacino padovano significa un ridimensionamento inaccettabile, significa dire ai cittadini del capoluogo della sanità veneta che per una visita urologica, oculistica, per un esame gastroenterologo bisogna andare a Piove di Sacco; ma è giusto?
si è convinti che questa operazione non abbia impatto ancora una volta su professionisti e operatori che, non accettando queste imposizioni e avendo una elevata esperienza, non abbandonino il campo per trasmigrare nel privato? In fondo abbiamo già assistito a questo fuga proprio tra i professionisti del Sant’Antonio;
inoltre, queste fantastiche pensate avvengono al di fuori della programmazione complessiva che fino a prova contraria è compito della politica regionale e di una visione che deve essere alta, pensata, calibrata. Non appare in questa vicenda per l’ennesima volte nulla di ciò, se non … l’elevazione dell'ospedale di Piove di Sacco a centro della sanità della città di Padova.

Ivo Rossi

Padova 14 maggio 2016

 

Gazzettino intervista

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