Il sottopasso di Montà: storia di un'odissea amministrativa e di una piccola rivoluzione della mobilità cittadina

sottopassoMontaLa vicenda del sottopasso di via Bezzecca, che lunedì sarà inaugurato dal sindaco Giordani, merita una piccola riflessione, che va al di là della legittima soddisfazione per le decine di migliaia di persone che, per decenni, hanno dovuto pagare il loro tributo in tempo di vita dedicato alle sbarre chiuse del passaggio a livello. Merita, perché racconta emblematicamente la complessità e le difficoltà che si incontrano nella realizzazione delle opere pubbliche, difficoltà fatte di risorse finanziarie quasi sempre scarse o insufficienti, di aree da acquisire per la realizzazione dell’opera, di gestione delle gare d’appalto dove le carte bollate diventano paletti fra le ruote, e di cantieri in cui gli imprevisti tecnici sono dietro l’angolo.
L’eliminazione del passaggio a livello comincia a diventare tema concreto, e non solo aspirazione, verso la fine degli anni ’90, quando le Ferrovie e la Regione cominciano a condividere un programma volto all’eliminazione delle fratture che dividono i territori in tanta parte della nostra regione.
Anche il passaggio a livello verso Montà entra a far parte del programma del sistema metropolitano ferroviario regionale. Dal punto di vista temporale l’amministrazione che guida la città è quella di Giustina Destro.

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Il Kosovo, la Catalogna e noi. Quando il calcio veste la maglia della politica

IMG 6330Quando la secessione catalana, come riportato ieri sul principale quotidiano nazionale, viene raccontata con leggerezza attraverso la parabola del calcio, e la possibile futura partecipazione a due distinti campionati di Real Madrid e Barcellona viene banalizzata sostenendo che: “In fondo anche il Kosovo oggi ha una sua nazionale”, è evidente che siamo di fronte alla perdita di senso delle parole. E’ come se le tragedie dell’ultimo quarto di secolo non avessero insegnato nulla.

Il richiamo al Kosovo, dove esiste ancora oggi un contingente ONU (carabinieri italiani compresi) a garanzia della pace, rimanda al delicato racconto di Gigi Riva (più volte richiamato in questi giorni): "L'ultimo rigore di Faruk", che, attraverso il calcio, le sfide fra Dinamo Zagabria e Stella Rossa di Belgrado, racconta i tamburi di guerra, dapprima fra le tifoserie, poi fra gruppi di ultras e infine nei campi di battaglia dove risuonava il fragore delle armi, che hanno portato poi alla dissoluzione della ex Jugoslavia.

Una vicenda, quella della disgregazione della Jugoslavia, di cui sono stato testimone in un lontano e freddo 23 dicembre del 1990, quando, in qualità di osservatore internazionale, ho assistito al voto e alle successive operazioni di spoglio del plebiscito per l’autonomia della Slovenia dalla Jugoslavia. Una giornata passata fra i seggi della città e delle campagne dove si respirava l’odore acre del fumo prodotto dal carbone che usciva dai camini.

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La città metropolitana riparte dopo tre anni di blackout

città metropolitanaLa Comunità Metropolitana di Padova torna a riunirsi dopo tre anni di blackout imposto dal cittadellese. E’ una buona notizia, perché finalmente si ritorna a coltivare una dimensione dello sviluppo e della soluzione dei problemi della città, senza chiudersi dentro mura virtuali cadute ormai da decenni. E’ bene che i sindaci riprendano a parlarsi e a condividere soluzioni nel comune interesse.

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Il mezzo è utile. Sterile il duello sul sì o no al tram.

tram 17Sembra proprio di capire che il progetto presentato al ministero da Giordani sia quello su cui avevo lavorato ottenendo 70 milioni dal ministero, poi buttati al vento dalla follia luddista di Bitonci. D’altra parte non poteva che essere così perché si tratta di un progetto pronto, e non di segni sulla carta, l’unico che avrebbe potuto essere presentato con la ragionevole speranza di ottenere dallo Stato il sostegno finanziario necessario. Bene dunque che altre ipotesi, valutate a suo tempo, ed escluse per l’impatto negativo che avrebbero determinato, siano solo segni su carta, anche se forse sarebbe stato meglio non ingenerare inutili allarmi.
Nel 2001 c’è già stato un referendum sul Tram e il sì dei padovani è stato totalitario. Non si riaprano le porte a chi vuole portare indietro la lancette della storia. Rassegna stampa da Il Corriere del Veneto

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