L’ammaina bandiera della borghesia padovana alla prova della “vigliaccheria istituzionale”

alzabandieraI volti imbarazzati e il disagio dei presenti qualche giorno fa alla cerimonia dell’alzabandiera alla caserma Salomone, con sindaco e prefetto che non incrociano nemmeno lo sguardo, restituiscono la misura del solco profondo che il sindaco, in poco più di un anno, è riuscito a scavare non solo nella comunità cittadina, ma anche fra i rappresentanti delle istituzioni. Il gelo in quella cerimonia, in altri tempi amichevole e solenne, dà l’idea della rottura in atto che rischia di produrre danni rilevanti per gli anni a venire.
Mai si era giunti ad un livello così basso e questo dovrebbe far riflettere non solo la politica, ma anche i cosiddetti corpi intermedi che abbiano a cuore il futuro della città.

Non si può restare indifferenti di fronte ad un esercizio del potere, che invece di alimentarsi con le opere, si alimenta costruendo conflitti, ingaggiando risse, manifestando giorno dopo giorno uno stile sempre più burino. Per questo sarebbe interessante sapere che cosa pensa la “borghesia” padovana su quanto sta accadendo. Sarebbe interessante sapere cosa pensa della “vigliaccheria istituzionale” - come l’ha definita Paolo Giaretta - che il sindaco ha riservato al massimo rappresentante delle istituzioni della nostra città. Vigliaccheria aggravata, non solo per il modo, sprezzante e villano, ma anche per il fatto che è stata indirizzata verso una donna, colpevole di fare il proprio dovere. Uno stile, a dire il vero, con cui da mesi vengono trattati i dipendenti comunali che non sventolano fazzoletti verdi. Sarebbe interessante saperlo …. perché ricordo ricevimenti per le feste del 2 giugno o lo scambio di auguri per le festività natalizie, dove moltissimi illustri concittadini stavano ordinatamente in coda, in fila per due lungo le scale, pazientemente in attesa di salutare, anche in maniera piuttosto sussiegosa, il sig. prefetto, per poi riversarsi a compiere il rito nazionale dell’assalto al buffet. Il silenzio di queste settimane, così come quello riservato in occasione degli attacchi al vescovo Mattiazzo, potrebbe essere interpretato come un po’ codardo, indotto dall’imbarazzo generato da un sindaco a cui fa difetto la buona educazione e il senso dello Stato, e che non fa mistero di atteggiamenti minacciosi e ricattatori verso chi la pensa diversamente.
O forse, peggio ancora, potrebbe trattarsi di un silenzio dettato dalla paura di perdere posizioni di potere. O altro silenzio ancora è quello di chi si sente fieramente rappresentato, sentendosi coprotagonista di questa imbarazzante stagione padovana, per averla avviata e sostenuta anche finanziariamente (a proposito, come mai contrariamente a quello che prescrive la legge e che io ho puntualmente onorato, non è stata presentata la distinta dei finanziatori? Presenza di qualcosa o qualcuno da nascondere?).
Avendo imparato a conoscere questa nostra città so che per fortuna, accanto agli opportunisti pronti a cogliere gli affari che l’occasione del quinquennio metterà loro di fronte, esiste una borghesia che ha ancora forte il senso del ruolo, della dignità e della responsabilità sociale. E’ a queste persone, assieme a tanti che vivono con profondo disagio quanto sta avvenendo, che spetta il compito di contribuire a sanare i tanti, troppi, conflitti in corso. Prima che i danni, assieme alle tante opere perse o cancellate, diventino troppo grandi per essere riparati. Un impegno che ci riguarda tutti. Per il bene di Padova.

Ivo Rossi

Padova 3 settembre 2015

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