La città

I diari di bordo del direttore del Mattino, giorno dopo giorno, stanno assumendo sempre più l’aspetto di una bussola per una possibile agenda della città futura. Nel suo interrogarsi su come saranno le nostre città e le nostre Università, dopo la scoperta della didattica a distanza e sull’eventuale estensione di questa modalità anche nel futuro, anticipa questioni che investiranno una molteplicità di aspetti: dalla trasmissione del sapere, agli effetti sulla vita sociale e sull’economia, a quelli sulle politiche urbane e immobiliari e alla stessa trama organizzativa delle politiche urbane. Si tratta di un richiamo alla politica a guardare oltre lo scoglio dell’emergenza - politica oggi obbligata a confrontarsi con problemi, talvolta drammatici, di categorie costrette a fare i conti con linee guida e plateatici - per rendersi interprete della città futura e governarne il percorso. 

Sul nuovo ospedale la parola passa al consiglio comunale. Un momento importante che,  seppur condizionato dal coronavirus, avrebbe meritato una celebrazione solenne. Si tratta di un esito che arriva sette anni dopo il primo accordo di programma, e il suo convulso dispiegarsi e la contraddittorietà dell’esito, ricordano la tormentata vicenda che ha portato alla realizzazione del Tram. Nuovo ospedale e Tram: sono storie che raccontano purtroppo la strumentale pochezza di molti conflitti cittadini.

Ci sono cose che uno non vorrebbe mai leggere, soprattuto se sembrano gettare al vento - dopo anni di discussioni e buoni propositi - la tanto attesa integrazione del trasporto pubblico, soprattuto nella cintura metropolitana della città. Per questa destano stupore e sconcerto la decisioni dell’amministrazione comunale di uscire dall’autorità di governo del trasporto pubblico della provincia di Padova.

Leggo che il vicesindaco di Padova, a giustificazione del cambio di rotta sul nuovo ospedale, afferma: ”abbiamo evitato un buco nero in via Giustiniani”. Per esperienza so che talvolta, perché interagiscono più attori, ci si trova a fare scelte diverse da quelle immaginate e proposte all’opinione pubblica. Ho sempre ritenuto che la strada maestra fosse quella di raccontare la verità.

Se l’amico Mario Liccardo e l’Associazione La Specola delle idee, notoriamente attenti ed equilibrati nelle loro uscite pubbliche, si sono sentiti in dovere di sollevare il problema relativo al futuro urbanistico delle palazzine di piazzale Boschetti, parlando addirittura di “operazione speculativa, penalizzante per il centro storico”, IMG 3076può significare solo una cosa: l’adesione e il sostegno ad una amministrazione amica trovano un limite insuperabile nelle decisioni che lasciano troppi margini di dubbio.  
E nel caso dello scambio fra aree in via Canestrini e le palazzine del Boschetti, secondo l’associazione, sarebbero molte le elargizioni ai privati, in primo luogo un garage interrato con riduzione di una corsia della trafficatissima via Trieste, la realizzazione di un nuovo fabbricato e la concessioni di destinazioni urbanistiche decisamente troppo sbilanciate verso il privato.

Martedì, 28 Aprile 2020 12:15

Microcosmi ordinatori

Avevamo inteso che la fase 2 sarebbe stata quella del progressivo ritorno verso la normalità. Ci eravamo illusi, perché il virus è ancora fra di noi, anche se due mesi di clausura lo hanno reso meno onnipresente. E stretti fra questo bisogno di fase 2 e pericolo della seconda ondata del virus - che i virologi prevedono più pericolosa della prima - assistiamo al proliferare di DPCM e di ordinanze regionali che agiscono ai due lati del pendolo: precauzione preoccupata da una parte e furbizia illusionistica dall’altra.

Martedì, 21 Aprile 2020 16:35

Microcosmi paternalistici

'Se non fate i bravi e non vi comportate come si deve, non solo vi sculaccio, ma vi metto di nuovo in castigo e, soprattutto, non vi faccio uscire!' Probabilmente appartengo alla cultura politica del 'noi', quella in cui chi assume una responsabilità pubblica la esercita in rappresentanza della comunità, del noi, appunto. Oggi, un po’ a tutti i livelli, si assiste all'affermazione dell’io, quasi che la responsabilità derivasse da un’investitura divina. E’ ben vero che nei momenti difficili ci si affida al “Padre”, ma immaginarsi tale, in un contesto democratico, rischia di far dimenticare, non solo che lo si è pro tempore, ma che alla fine arriva il giudizio. Altre derive dell’io, quelle della prima parte del Novecento, appartengono ad un’altra storia. Almeno ce lo auguriamo. #coronavirus 

15 aprile 2020

Scorrendo le cifre rese note dalla Fondazione Cariparo, che segnalano un incremento del patrimonio netto oltre i due miliardi di euro e un avanzo di oltre 200 milioni, non si può non pensare come questo risultato, che certifica un rendimento dell’11,5% , sia frutto di una accorta gestione che merita indubbiamente il plauso.  Ma proprio in virtù dell’ampiezza del risultato, considerato il tempo eccezionale che stiamo vivendo, appare inadeguato l’incremento delle erogazioni: da 48 a 55 milioni di euro.

Caro sindaco, in questo che probabilmente è il momento più buio della nostra storia recente, in cui troppe persone, famiglie e imprese sentono franare il terreno sotto ai loro piedi, tutti -cittadini, associazioni di rappresentanza degli interessi, politica e istituzioni- sentono il bisogno di stringersi assieme per sostenere chi si trova in difficoltà e per ricostruire assieme il nostro comune futuro.

Anche se siamo ancora in mezzo al guado della pandemia che ci ha colpiti, tutti noi sentiamo il bisogno di immaginare in quale mondo vivremo nei prossimi anni, nella consapevolezza che nulla, per moltissime famiglie e aziende, sarà come prima.

Va certamente lodato l’impegno fino ad oggi profuso negli aiuti, impegno a cui sono chiamati, non solo i volontari che consegnano i buoni o la spesa alle famiglie in difficoltà, ma tutta quella parte della nostra città che, pur nelle difficoltà generali, contribuisce con generosità a dare sollievo a chi, magari nel condominio a fianco, non ce la fa.

Se c’è una cosa di cui in queste settimane non si sente il bisogno è il ritorno ideologico alla disfida fra regionalisti e centralisti. Ci sarà tempo per accertare come, in questa drammatica emergenza, hanno funzionato i diversi sistemi e sulla loro capacità di implementare, giorno dopo giorno, risposte nuove. Si può fin da oggi dire che è l’intera comunità internazionale ad aver mostrato tutta la sua impreparazione di fronte al cigno nero, che con la salute pubblica sta colpendo buona parte dei nostri sistemi economici. Se certamente crea sconcerto e genera inutile confusione la polemica messa in scena quotidianamente da parte di alcuni Presidenti di Regione - pronti a scaricare colpe sullo Stato e ad auto assolversi - la risposta non può essere un richiamo della competenza tout court in capo allo Stato. All’immaturità e strumentalità di alcuni Presidenti, pronti a mettere in secondo piano gli interessi della comunità amministrata rispetto all’appartenenza politica, non si può rispondere cancellando le lezioni positive date da alcune gestioni regionali.

In questo tempo sospeso, in cui è messo a dura prova, con le strutture e il personale sanitario del nostro Paese, anche il nostro sistema economico, e in cui tutti siamo chiamati a vivere “distanti” dal nostro prossimo (scoprendo quanto sia importante la dimensione sociale del vivere comune, anche per chi professava il primato dell’io), anche le istituzioni fanno i conti con uno stress test, che chiama in causa i fondamenti della leale collaborazione che dovrebbe caratterizzare i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le autonomie.
Dopo l’iniziale disorientamento collettivo di fronte a un fatto inedito, immenso, non previsto, come quello del Covid-19, che ha fatto trovare tutti impreparati, dopo le iniziali parole inadeguate, figlie della telenovela da campagna elettorale permanente, è stata la pubblica opinione a reclamare parole univoche, che aiutassero a capire che cosa ci stava capitando.

Bene ha fatto il Sindaco, accogliendo le proteste di molti cittadini, in primo luogo quelle di Franco Zecchinato, presidente del Tamiso, e dell’ex assessore Marta dalla Vecchia, a sospendere la decisione relativa alla realizzazione della “tangenziale” di Albignasego.

Sarebbe però sbagliato derubricare questa vicenda ad un problema di quartiere, in cui l’eventuale rinuncia all’opera fosse legato all’intessere di un piccolo gruppo di residenti.

Con Guido Montesi se ne va l’interprete di una “transizione gentile” da una stagione Dc cominciata nel secondo dopoguerra a quella del “nuovo progetto” di Gottardo e Giaretta. Ha gestito da gentiluomo mite e saggio un anno difficile in una città da riconciliare dopo la lunga stagione dei conflitti e dei processi. Voglio qui ricordarlo per un piccolo episodio che aiuta a capire il suo approccio laico e la sua grande sensibilità, merce non così diffusa in una stagione di forte contrapposizione nei confronti degli oppositori politici.

Timeline Tweet di Ivo Rossi

Chi sono

Sono nato il 18 marzo 1955 a Padova dove vivo con mia moglie Franca. Sono laureato in Scienze Politiche con voto 110 su 110 e lode, con una tesi sugli istituti di democrazia diretta.

Sono dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie dove mi occupo di autonomie speciali e del negoziato per l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in materia di autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario. Faccio parte della Commissione Tecnica per i fabbisogni standard di comuni e regioni e della segreteria tecnica della Comitato per la Banda ultra larga. 

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