Ospedale e Tram e la natura antropologica dei conflitti

Sul nuovo ospedale la parola passa al consiglio comunale. Un momento importante che,  seppur condizionato dal coronavirus, avrebbe meritato una celebrazione solenne. Si tratta di un esito che arriva sette anni dopo il primo accordo di programma, e il suo convulso dispiegarsi e la contraddittorietà dell’esito, ricordano la tormentata vicenda che ha portato alla realizzazione del Tram. Nuovo ospedale e Tram: sono storie che raccontano purtroppo la strumentale pochezza di molti conflitti cittadini.

Entrambe le opere, infatti, pensate come straordinari momenti di innovazione e modernizzazione, indispensabili per un salto di scala della città e della qualità dei suoi servizi, sono presto diventate oggetto di un conflitto politico fine a sé stesso in cui si sono persi di vista gli interessi della città. 

Sono sorprendenti le analogie delle due vicende, quasi che il conflitto fra l’innovazione che i due progetti rappresentavano e la esigenza di conservazione inscenata dagli oppositori, siano connaturate alla città, e finiscano per produrre, ogni volta, una sorta di eterogenesi dei fini. Riassumendo schematicamente vicende ben note, ma i cui contorni il tempo ha reso molto sfumate, ritroviamo dinamiche sorprendentemente simili, quasi una coazione a ripetere.

 Il Tram, immaginato durante la giunta Giaretta e amministrativamente avviato dalla prima giunta Zanonato, viene messo a gara nel 1998. Le successive elezioni del 1999 diventano il campo di battaglia sul tram, con i vincitori di centro destra, guidati dal sindaco Destro, che si propongono come strenui oppositori alla rotaia che avrebbe “diviso in due la città”. Saranno gli stessi protagonisti del no al tram, per non perdere il finanziamento statale, a cercare annaspanti alternative, immaginate dapprima come filo bus, poi diventato autobus doppi, per approdare infine su un modello di Tram a una sola rotaia e su gomma - quello attuale - raccontato inizialmente come strumento magico, dotato di volante che gli avrebbe consentito di uscire e rientrare dal binario. Nel mezzo, la celebrazione di un referendum cittadino nel novembre 2000, promosso dal sottoscritto, in cui i padovani a larghissima maggioranza si esprimeranno per un moderno Tram, come nelle migliori città europee. Toccherà alla nuova giunta Zanonato prendere in mano quello zoppicante prototipo fino a farlo funzionare e a inaugurarlo nel 2007, dopo un periodo di prove alquanto tribolato. 

La battaglia politica fra innovazione e conservazione in quel caso non solo ha ritardato l’avvio dell’opera, ma ha finito per produrre un risultato inferiore alle necessità e alle aspettative consegnando alla città una innovazione a metà. Una grande occasione mancata. 

 L’ospedale ha per moltissimi aspetti una genesi e un esito analoghi. Fa i conti inizialmente con l’inadeguatezza degli spazi del complesso di via Giustiniani e con l’impossibilità di fornire servizi di qualità, in primo luogo quelli pediatrici. E di fronte a una Regione assente e quasi estranea alle esigenze della sanità padovana, sarà il programma di governo dell’amministrazione Zanonato del 2004 ad approvare fra le sue linee di indirizzo, per la prima volta, la realizzazione di un nuovo ospedale. E’ questa decisione ad avviare un processo che coinvolge la Regione, l’Università e tutti i Comuni della Conferenza metropolitana di Padova, che dopo circa 120 riunioni tecniche approva il Piano di assetto territoriale che indica nella zona di corso Australia, (Padova ovest), la zona in cui far nascere il nuovo ospedale, immaginato come campus della salute e della ricerca, comprensivo di pediatria e dello IOV. Questo lungo e faticosissimo lavoro, che ha anche consentito di superare le originarie divergenze tra chi si collocava in aree politiche contrapposte,  produrrà l’accordo di programma sottoscritto nel luglio 2013 dal presidente Zaia, dal sindaco Rossi, dal rettore Zaccaria e dalla presidente della Provincia Degani. La successiva battaglia elettorale del 2014 vede il candidato di centro destra Bitonci, fieramente contrario alla realizzazione di un nuovo ospedale per Padova. E come per il Tram, contro cui si era combattuto anche per il nuovo ospedale, si recita la pantomima della ristrutturazione, poi del nuovo su vecchio, poi del nuovo dove ci sono gli impianti del Cus, per poi finire, guidato da mani e interessi “sapienti”, a Padova est. E la successiva campagna elettorale vedrà di nuovo l’ospedale al centro della contesa, con il candidato sindaco Giordani, insieme al suo competitore ed attuale vicesindaco Lorenzoni a farsi interpreti dell’inutilità di un nuovo ospedale, preferendo la ristrutturazione dell’attuale complesso. Per due volte dunque i vincitori delle elezioni saranno protagonisti della battaglia contro la realizzazione di un nuovo ospedale, salvo poi, dopo contorsioni varie, farsi trascinare in una zona fra le più congestionate della città. In realtà trascina conseguenze pesanti: uno IOV che nel suo nucleo portante è destinato a Castelfranco, una pediatria che anziché diventare il primo nucleo del nuovo ospedale, ritorna, incomprensibilmente, sulle mura cittadine. Senza contare la proliferazione delle strutture diagnostiche, dei servizi e della logistica. 

Insomma, come la vicenda Tram ha insegnato e quella dell’ospedale ha purtroppo confermato, quando in nome della conservazione dell’esistente si sacrifica la visione della città futura, il prezzo pagato non è mai neutro. Ed è anche su questo che il consiglio comunale sarà chiamato a riflettere. Dispiace solo che siano stati buttati via sette anni  per un risultato non voluto e tenacemente negato dagli stessi protagonisti usciti vincitori dalle ultime due tornate elettorali, in cui l’ospedale è stato al centro della contesa. Ogni progetto, anche quello in astratto più efficace, dopo aver passato un simile processo esce estenuato e svilito. Alla fine si arriva al risultato più per rassegnazione che per convinzione. Una lezione di cui la città dovrebbe far tesoro, anche se quasi mai la storia è maestra di vita. Ma aiuta a capire. 

 

Ivo Rossi

 

9 maggio 2020

 

 

http://www.geecco.it/osservatorio-veneto/monopoli-padova-tra-lobbies-e-fazioni/?fbclid=IwAR2_f3oMR1_pebtKO-wKIh_-R1IOHIXSZMj3p5pVooO2v1j7J5mgc6M465U

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Chi sono

Sono nato il 18 marzo 1955 a Padova dove vivo con mia moglie Franca. Sono laureato in Scienze Politiche con voto 110 su 110 e lode, con una tesi sugli istituti di democrazia diretta.

Sono dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie dove mi occupo di autonomie speciali e del negoziato per l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in materia di autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario. Faccio parte della Commissione Tecnica per i fabbisogni standard di comuni e regioni e della segreteria tecnica della Comitato per la Banda ultra larga. 

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