Dell’ospedale ‘nuovo’ dal ‘400 al 2020

“Siamo come nani sulle spalle di giganti - ci ricorda Bernardo di Chartres - così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'acume della vista o l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.”

Il lunghissimo itinerario della scuola della medicina padovana con i suoi secoli di scoperte e di storia, mostra come anche i successi, nel contrasto all’epidemia da Coronavirus, poggino su una sapere che si è via via stratificato, generando una cultura e una sapienza medica, che consentono di vedere più cose e più lontano.

E la crescita e i successi della scuola di medicina, che sono sì frutto del genio di uomini di valore ma anche del contesto in cui si sono trovati ad operare, nel corso dei secoli sono stati accompagnati dallo sviluppo e dall’innovazione delle strutture sanitarie, a cui hanno concorso la città, l’università e, fino all’Ottocento, la Curia vescovile. Così, dal primo ospedale di via san Francesco(1), un’opera di carità ormai inadeguata alle trasformazioni della medicina e alle nuove esigenze di salute, verso la fine del ‘700, per volere del vescovo Giustiniani, si avvia la fabbrica del nuovo ospedale “giustinianeo”: “lontano dal tumulto della città”(2)

giustinianeo 3Dobbiamo arrivare agli anni ’50 del Novecento, quando anche il giustinianeo si rivela non più adeguato a soddisfare le esigenze di una città nel frattempo cresciuta, e alle nuove necessità cliniche. E se nel ‘700, per decidere il come e il dove era sufficiente il vescovo, le decisioni degli anni ’50 vivono la complessità della democrazia, con le sue prospettive  di pianificazione urbana, costrette a fare i conti con la forza degli interessi diversi che la contrastano(3). E’ sempre utile ricordare come Padova, consapevole della necessità di coltivare una visione del suo sviluppo, sia stata fra le prime città in Italia a dotarsi di un moderno piano regolatore, affidandone la stesura ad uno dei più grandi urbanisti dell’epoca: Luigi Piccinato(4). Sarà proprio il Piccinato a immaginare il nuovo ospedale in zona Montà, ad ovest della città, lontano dalle fabbriche, previste invece ad est nella zona di Camin, in un immaginario quanto lungimirante equilibrio delle funzioni necessarie alla vita dell’organismo urbano. Quella localizzazione, se vogliamo, richiama al “lontano dal tumulto della città” che aveva descritto Domenico Cerato nell’accompagnare il progetto del Giustinianeo. Ma in quell’occasione, più che le decisioni democraticamente assunte, a imporsi furono gli interessi di quelli che allora venivano definiti i “baroni” della medicina, i quali, magari per mantenere l’ospedale sotto casa, costrinsero la città a subire il nuovo sviluppo edilizio sopra le mura cinquecentesche, abbattendole in parte, e obbligando al tombinamento del canale Alicorno, che scorreva placido dentro le mura cittadine.

La vicenda degli anni ’50 è in qualche misura paradigmatica dell’eterno confronto/scontro fra capacità di guidare lo sviluppo o subirlo; fra il prevalere di una visione e interesse generale e il piccolo cabotaggio dei micro interessi in gioco. Insomma, i temi della democrazia governante, del suo faticoso svolgersi e, spesso, dei suoi incerti esiti.

Si tratta di un paradigma destinato a ripetere le sue dinamiche, di nuovo, a partire dagli anni ’90 fino ai nostri giorni.

Saranno le difficoltà in cui si trovano ad operare i pazienti e i medici di oncoematologia pediatrica a mettere in luce i limiti delle strutture e l’inadeguatezza degli spazi in cui dagli anni ’50 del Novecento erano andati crescendo edifici sempre più affastellati, uno sull’altro. In particolare la situazione della clinica pediatrica porta nel 1988 l'allora ULSS 21 a immaginare una nuova struttura, scorporata e separata rispetto al Policlinico, da collocarsi all'interno dell'ex ospedale psichiatrico di via dei Colli; progetto naufragato a causa di una forte opposizione sviluppatasi  in città. Ancora una volta, costretti a fare i conti con una gestione edilizia diventata insostenibile e una pianificazione sanitaria a dir poco incerta, sotto la spinta dell’opinione pubblica viene realizzato un padiglione “provvisorio” per supportare il ricovero dei bambini. E, a seguire, dentro un’improvvisazione senza disegno, vengono via via presentati progetti per una nuova pediatria, fino ad arrivare alla cosiddetta “barchetta” di Mario Botta(5).

E’ in quel frangente, nel Consiglio comunale dei primi anni Duemila, che alcuni consiglieri(6) sentono il dovere di indicare la strada del nuovo ospedale quale soluzione, non solo per pediatria, ma per mettere la sanità padovana nelle condizioni di affrontare e gestire i nuovi modelli di organizzazione della salute. Nel marzo 2003(7), promosso dall’allora appena nata Conferenza metropolitana e dalla Presidenza del Consiglio comunale, viene fatto un primo convegno che indica la strada del nuovo ospedale. Ma il primo atto amministrativo (una svolta in tutta la storia recente della città), che individua la necessità che Padova si doti di una nuova struttura è il Programma di governo presentato dal candidato sindaco Flavio Zanonato(8), documento approvato dal Consiglio comunale nella sua prima seduta.

E’ da questo atto che prende avvio il difficile percorso che mette in moto i primi approcci con la Regione, a cui spetta la realizzazione, e allo stesso tempo con tutti i Comuni della Comunità metropolitana di Padova(9), per l’individuazione dell’area in cui realizzare un’opera che riguarda oltre 450 mila abitanti.

Ma è la città e tutta la sua classe dirigente che concorreranno a immaginare lo sviluppo della futura medicina e a coltivarne la straordinaria eredità. Così, mentre la comunità metropolitana, fatta di ben 16 consigli comunali(10), decide all’unanimità che la collocazione ideale del nuovo ospedale sia a Padova ovest, contemporaneamente le principali istituzioni cittadine decidono di ancorare il futuro al passato, trasformando il vecchio ospedale di san Francesco ormai fatiscente - luogo in cui cui la sanità padovana ha cominciato a muovere i suoi primi passi - in un innovativo museo della medicina (MUSME)(11). Passato e futuro della medicina, con il concorso di protagonisti impegnati: dal Senato della Repubblica(12) al più piccolo consiglio di quartiere, diventano sintesi di una una idea di città che poggia le sue fondamenta sul sapere e sulla scienza.

Come in tutte le vicende degli uomini, si rese necessario un lungo quanto paziente lavoro di costruzione del consenso, sia sul luogo in cui realizzare il nuovo ospedale che esprimesse visione futura e condivisione di tutti i Comuni coinvolti, sia nelle modalità. Non si è trattato di una una decisione politica assunta al chiuso di quattro mura, ma di un lavoro che ha coinvolto il meglio dell’urbanistica e della scienza medica, testimoniato da poderosi studi raccolti in un volume su: ‘I luoghi della cura’(13). E per la prima volta, grazie al lavoro di chi nell’Università non si sentiva più corpo separato(14), anche quei clinici, che solo sessanta anni prima avevano combattuto l’idea di abbandonare l’ospedale sotto casa, si ritrovarono fianco a fianco per dare a Padova una struttura degna del suo futuro e della sua tradizione.

rossi zaiaQuel lavoro paziente in cui a confrontarsi sono state amministrazioni di colori diversi, nonché portatrici di diverse visioni della città e di interessi, ha portato alla firma, il 2 luglio  2013, del primo accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale(15).

Un accordo che prevedeva di realizzare, assieme all’ospedale, un grande campus universitario, di mantenere a Padova lo IOV senza trasferirlo a Castelfranco e di realizzare quella pediatria attesa da oltre quindici anni in uno spazio finalmente adeguato.

Le guerriglie politiche e dei tanti talvolta innominabili interessi che hanno caratterizzato le vicende degli ultimi sei anni: dall’ospedale ‘nuovo su vecchio’ al ‘ristrutturato’, poi immaginato in via Corrado(16), successivamente indirizzato verso la zona commerciale e artigianale di Padova est, passando per false certificazioni di presunti problemi idraulici(17) di Padova ovest e passaggi di proprietà di aree nella zona est, sono parti della storia recente su cui il tempo, forse, aiuterà a guardare senza i più o meno interessati strabismi attuali. 

In mezzo vi sono state due tornate elettorali in cui i vincitori(18), dopo aver promesso che il nuovo ospedale non sarebbe mai e poi mai nato, e che la soluzione sarebbe stata la ristrutturazione  o la realizzazione di nuove strutture nella vecchia sede odierna, alla fine si ritrovano accompagnati laddove, magari fra Treviso e Venezia, qualcuno ha fatto in modo di guidarli per mano verso la scelta definitiva(19). Senza contare che molti protagonisti, dopo aver combattuto anche la sola idea che il nuovo ospedale potesse essere realizzato in project financing, oggi si adeguano in silenzio, nonostante gli espliciti riferimenti del presidente Zaia che non lo esclude, così come non esclude che l’immobile possa essere realizzato con fondi dell’Inail che, ancorché ente pubblico, lo realizzerebbe utilizzando il modello del project.

La storia, e le storie, sono sempre raccontate dai vincitori, ma hanno sempre profonde radici nel passato, sopra le quali vengono costruite le vicende future. Immaginare storie senza passato - anche se certe ossessioni di cancellarlo talvolta sembrano affiorare - sarebbe come cancellare la storia della medicina padovana, raccontando che il virologo di questi giorni sospesi non abbia alcun legame con chi l’ha preceduto e magari anche chiamato alla cattedra dove siede. I successi non hanno bisogno di cancellare il passato perché parlano da soli.

zaia maschIl futuro della sanità padovana che, con l’accordo del 22 aprile 2020(20) sembra aver trovato un nuovo punto di equilibrio, avremo modo di valutarlo attraverso i fatti. Ci limitiamo ad osservare che sette anni dopo il primo accordo, ci si trova sostanzialmente nell'identica situazione del 2013, avendo solo buttato tempo prezioso. Il lungo cammino che, pur fra mille problemi, ha portato ad oggi, è certificato dal presidente della Regione Luca Zaia, sottoscrittore sia dell’accordo del 2013 sia di quello del 2020. Ed entrambi gli accordi, certificati dallo stesso presidente, sono stati definiti enfaticamente “momenti storici”. C’è davvero da augurarsi che lo siano davvero, anche se molte sono le questioni aperte e i dubbi, in primo luogo una localizzazione angusta che, per dirla con il Cerato non si trova, in questo caso, “lontana dal tumulto della città” bensì nel bel mezzo del luogo più trafficato.

 

                                 

Ivo Rossi

24 aprile 2020

 

Per districarsi in mezzo alla storia degli ultimi 6 anni:

 

http://www.ivorossi.it/statico/www.ivorossi.it/sito-nuovo/la-politica-2.html

 

La città è uno stato d’animo - riflessioni su Padova (2004) Ivo Rossi e Paolo Giaretta

https://issuu.com/ivorossi55/docs/testo_cover

 

(1) http://www.sanfrancescogrande.it/l-ospedale.html

(2) Domenico Cerato, architetto a cui è affidato il progetto del nuovo ospedale nel 1776, progettista anche del Prato della Valle, voluto da Andrea Memo

(3) In quegli anni L’amministrazione comunale era guidata dal sindaco Cesare Crescente (1947 - 1970), mentre l’Università era guidata dal rettore Guido Ferro (1949 - 1968)

(4) Luigi Piccinato, architetto urbanista, incaricato nel 1952 della stesura del primo Piano Regolatore Generale della città di Padova, adottato nel 1954 e approvato nel 1957

(5) Progetto per la nuova pediatria - https://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinopadova/2003/10/26/MCBPO_MCB01.html

(6) Antonino Pipitone e Ivo Rossi del partito La Margherita in una infuocata seduta del Consiglio comunale, in cui erano stati fatti affluire bambini e genitori dei piccoli pazienti, si ritrovano a votare contro la nuova pediatria, slegata da un progetto generale

(7) 9 marzo 203 convegno organizzato dal presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Zotti, dal presidente della commissione sanità del Comune, Piermaria Terribile e dal presidente della Conferenza Metropolitana di Padova, Ivo Rossi. A questo convegno farà seguito, il 22 maggio 2005, un incontro organizzato dalla Associazione Antenore con il presidente della Regione Giancarlo Galan, della Provincia Vittorio Casarin e il Sindaco Flavio Zanonato.

(8) Nel programma di governo del candidato sindaco Flavio Zanonato (2004) (Padova riparte con Te. Con Flavio Zanonato per una città forte e serena), viene per la prima volta fatto esplicito riferimento, in un programma di governo, all’obiettivo di un nuovo ospedale per la città. "... Sarà cura dell'amministrazione, di concerto con la Regione individuare una nuova area, posta in uno spazio aperto, facilmente collegato al sistema e allo stesso tempo fuori dai grandi flussi di traffico dove realizzare la nuova struttura e mettere il primo tassello del nuovo polo ospedaliero per la cura, la ricerca e la didattica.".  La proposta viene presentata dal candidato sindaco con una conferenza stampa, tenutasi davanti al Policlinico di Padova, assieme a Luigi Mariani e Ivo Rossi, 

(9) Conferenza Metropolitana di Padova, comuni aderenti: Padova, Albignasego, Cadoneghe, Casalserugo, Legnaro, Maserà di Padova, Mestrino, Noventa Padovana, Ponte S. Nicolò, Rubano, Saccolongo, Saonara, Selvazzano Dentro, Vigodarzere, Vigonza, Villafranca Padovana

(10) L’approvazione del PATI (Piano Assetto Territoriale Intercomunale), contenente indicazione di Padova ovest quale sito per il nuovo ospedale, è stato discusso e approvato in ben 16 Consigli comunali, una prova di decisione partecipata che non aveva precedenti e non ne ha avuti in seguito.

811) https://www.musme.it - Il progetto del Museo della Medicina, all'interno dell'abbandonato ospedale di San Fancesco di proprietà della Prvincia di Padova, ha avviato i suoi primi passi durante l'amministrazione guidata dal Presidente Vittorio Casarin.

(12) Sarà un emendamento al bilancio proposto dal senatore Paolo Giaretta a garantire una prima dotazione finanziaria necessaria a far decollare il progetto

(13) I luoghi della cura - studi e progetti per il nuovo ospedale e la facoltà di medicina della città di Padova, a cura di Umberto Trame, edito nel 2010 dalla casa editrice Il Poligrafo.

(14) Un contributo decisivo al progetto e al necessario consenso viene dal rettore prof. Giuseppe Zaccaria (2009 - 2015).

(15)http://www.padovaoggi.it/cronaca/nuovo-ospedale-padova-firma-accordo-enti.html - La sottoscrizione dell’accordo di programma per il nuovo ospedale, da realizzarsi in zona Padova ovest, avviene il 2 luglio 2013. Sottoscrittori: per la Regione, il presidente Luca Zaia, per il Comune di Padova il sindaco Ivo Rossi, per l’Università il rettore Giuseppe Zaccaria, per la Provincia la presidente Barbara Degani.

(16) Fra le varie proposte avanzate nel corso del 2014 si ricorda quella avanzata dal sindaco Bitonci di realizzazione del nuovo ospedale nell’area di via Corrado in cui insistono gli impianti del CUS Padova. https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/padova_ospedale_bitonci_campus-632238.html

(17) La palude inesistente - https://ricerca.gelocal.it/mattinopadova/archivio/mattinopadova/2016/06/12/padova-pinato-kappa-bertani-e-la-palude-di-carta-02.html

(18) Massimo Bitonci e Sergio Giordani, sindaci rispettivamente dal 2014 al 2016 e dal 2017, entrambi, nei loro programmi elettorali, scartano l’idea di un nuovo ospedale, indicando nei loro programmi elettorali come soluzione la ristrutturazione della sede attuale, richiamata come “nuovo su vecchio”.

(19) https://www.vvox.it/2017/10/16/ospedale-padova-il-gioco-delloca-torna-alla-soluzione-est/

(20) Accordo sottoscritto fra il presidente della Regione, Luca Zaia, dal sindaco Sergio Giordani, dal rettore dell’Università Rosario Rizzuto e dal presidente della Provincia Fabio Bui

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Chi sono

Sono nato il 18 marzo 1955 a Padova dove vivo con mia moglie Franca. Sono laureato in Scienze Politiche con voto 110 su 110 e lode, con una tesi sugli istituti di democrazia diretta.

Sono dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie dove mi occupo di autonomie speciali e del negoziato per l’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in materia di autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario. Faccio parte della Commissione Tecnica per i fabbisogni standard di comuni e regioni e della segreteria tecnica della Comitato per la Banda ultra larga. 

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